Still Painting?

Are you still painting?
It is a question I fear, and every time it is proffered, I answer it with a fake confidence I am never proud of. Of course, I say, of course…

Admitting your life is less than splendorous seems a sin nowadays, in a world of photoshopped images, and self-published lies. So I fake it too, telling all, and myself, what everybody wants to hear, it’s all well. Then I place a good picture on social media et voilà, everybody’s satisfied.

It has been months since I touched a brush, a pencil, and this bothers me greatly. It has been years since I squeezed a piece of clay through my fingers, and I miss it. I miss Art like I miss God listening to my prayers.

Faking happiness can be lethal. Slowly creeping in and settling as normal, sinking into lower and lower levels of consciousnesses, it eats your confidence one little bite at a time. Fake happiness is offensive to those who receive it and especially to those who pretend it.

But like a glass too full, my anxiety finally spilled a word I never said before. I’m switching off, I said. It resonated in my head the whole day, and call it what you like, pride, survival, desperation, I grabbed onto it and didn’t let it go, repeating it again and again in my mind until it gave me images, stills in black an white. And that familiar feeling of wanting to tell this story. Where is my brush..

My faults, common to many, are wasting time like water and placing aside what matters to me most. Storytelling Is what I love best and what feeds my soul. So, before this one starves to death I better stop feeling sorry for myself and get back to the table that nourishes me.

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Stai ancora dipingendo?
È una domanda che temo, e ogni volta che viene offerta, rispondo con una falsa sicurezza di cui non sono mai orgoglioso. Certo, dico, ovviamente…

Ammettere la tua vita sia meno che splendida pare un peccato al giorno d’oggi, in un mondo di immagini ritoccate e menzogne auto-pubblicate. Quindi anch’io, fingo a tutti, anche a me stesso, quello che tutti vogliono sentire, va tutto bene. Poi metto una bella foto sui social media et voilà, tutti sono soddisfatti.

Sono passati mesi da quando ho toccato un pennello, una matita, e questo mi infastidisce molto. Sono passati anni da quando ho stretto un pezzo di argilla tra le dita, e mi manca. Mi manca l’Arte come mi manca Dio che ascolti le mie preghiere.

La falsa felicità può essere letale. Insinuandosi lentamente e affermandosi come vera, sprofondando giù e più giù nei livelli inferiori della coscienza, consumando la tua sicurezza un piccolo morso alla volta. La falsa felicità è offensiva per coloro che la ricevono e specialmente per coloro che la fingono.

Ma come un bicchiere troppo pieno, la mia ansia ha finalmente versato parole che non ho mai detto prima. Mi sto spegnendo, ho detto. Mi risuonò nella testa per tutto il giorno, e lo chiamalo ciò che vuoi, orgoglio, sopravvivenza, disperazione, l’ho afferrato e non l’ho lasciato andare, ripetendolo ancora e ancora nella mia mente finché ha partorito immagini, foto in bianco e nero. E quella sensazione familiare di voler raccontare questa storia. Dov’è il mio pennello …

I miei difetti, comuni a molti, sono sprecar tempo come acqua e lasciare da parte ciò che più conta per me. Raccontar storie è ciò che amo di più e ciò che nutre la mia anima. Quindi, prima che questa muoia di fame, è meglio che la smetta piangermi addosso e torni alla tavola che mi nutre.